L’anno 2026 segna un traguardo fondamentale per il panorama economico italiano: il decimo anniversario dall’entrata in vigore della Legge 28 dicembre 2015, n. 208, che ha introdotto nell’ordinamento nazionale la qualifica di Società Benefit (SB).
La “Ricerca nazionale sulle società benefit 2026“, promossa da Assobenefit in collaborazione con partner accademici e istituzionali, si pone l’obiettivo di delineare lo stato dell’arte di questo modello d’impresa, analizzando dati quantitativi e qualitativi che testimoniano l’evoluzione del tessuto produttivo italiano verso un paradigma di sostenibilità integrata.
Il primo dato saliente che emerge dalla Ricerca 2026 è il consolidamento numerico del fenomeno. Se nei primi anni dall’introduzione della norma la crescita era trainata da aziende pionieristiche, oggi il modello Benefit è diventato una scelta strategica per una vasta gamma di realtà, dalle micro-imprese alle grandi multinazionali quotate.
Al primo trimestre del 2026, il numero di Società Benefit in Italia ha superato quota 5.000, confermando il Paese come leader europeo e secondo a livello mondiale per densità di imprese che integrano statutariamente il profitto con finalità di beneficio comune.
L’analisi settoriale evidenzia una distribuzione eterogenea: se inizialmente il settore dei servizi e della consulenza dominava la scena, la ricerca odierna rileva una penetrazione significativa nel comparto manifatturiero e nel settore agroalimentare.
Questo spostamento indica che la sostenibilità non è più percepita solo come un asset intangibile, ma come una componente essenziale della catena del valore e della resilienza operativa.
La distribuzione geografica delle Società Benefit continua a riflettere le dinamiche storiche dell’economia italiana, con una forte concentrazione nel Nord del Paese.
La Lombardia si conferma la “locomotiva” del movimento, seguita da Emilia-Romagna e Veneto.
Tuttavia, la Ricerca 2026 mette in luce un dato incoraggiante: un tasso di crescita superiore alla media nazionale nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno. In particolare, Lazio e Campania mostrano un fermento crescente, spinto dalla nascita di numerose startup innovative che scelgono la forma di Società Benefit sin dalla loro costituzione.
Un pilastro centrale dell’indagine riguarda l’analisi delle “Relazioni Annuali di Impatto”.
La legge italiana impone alle Società Benefit di allegare al bilancio d’esercizio un documento che descriva le azioni svolte, i risultati conseguiti e gli obiettivi futuri in relazione alle finalità di beneficio comune.
La Ricerca 2026 evidenzia un netto miglioramento qualitativo nella rendicontazione. Si osserva il passaggio da report puramente descrittivi a documenti basati su Key Performance Indicators (KPI) rigorosi e standard internazionali (come il B Impact Assessment o i GRI Standards).
Le aziende non si limitano più a dichiarare le proprie intenzioni, ma misurano l’impatto generato su dipendenti, comunità locali, ambiente e fornitori con una precisione scientifica.
Questo rigore è fondamentale per contrastare il rischio di “benefit-washing” e per garantire trasparenza agli investitori e ai consumatori.
L’indagine identifica chiaramente anche i driver che spingono le imprese verso la trasformazione in Società Benefit:
- attrazione dei talenti: le nuove generazioni (Gen Z e Alpha) mostrano una forte preferenza per datori di lavoro i cui valori siano allineati ai propri
- accesso al capitale: il sistema finanziario sta integrando sempre più i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nelle valutazioni del merito creditizio e negli investimenti
- resilienza della Supply Chain: le grandi aziende richiedono partner che possano garantire standard di sostenibilità certificati.
Permangono tuttavia delle sfide.
La ricerca rileva che la principale barriera è ancora rappresentata dalla complessità della misurazione dell’impatto per le piccole e medie imprese (PMI), che necessitano di supporto metodologico e strumenti semplificati per adempiere agli obblighi normativi senza subire un eccessivo onere burocratico.
Il ruolo di Assobenefit emerge come determinante nel fornire linee guida e nel promuovere il dialogo con le istituzioni.
La ricerca suggerisce che il prossimo passo per il consolidamento del modello sarà l’introduzione di incentivi fiscali o premialità nei bandi di gara pubblici per le Società Benefit, riconoscendo formalmente il valore pubblico prodotto da queste realtà private.
In conclusione, la Ricerca Nazionale 2026 descrive un’Italia in cui l’impresa non è più un’entità isolata volta esclusivamente al profitto, ma un attore sociale consapevole del proprio ruolo nel territorio.
La trasformazione in Società Benefit non è più considerata un’eccezione virtuosa, ma sta diventando uno standard per le aziende che intendono competere in un mercato globale sempre più attento all’impatto sistemico delle attività economiche.
Il decennio appena concluso è stato quello della sperimentazione e della crescita; quello che si apre sarà, con ogni probabilità, il decennio della piena maturità e della trasformazione strutturale dell’economia nazionale.