Il cantiere della riforma fiscale entra nel vivo con la campagna dichiarativa 2026. Tra l’espansione della modalità semplificata, la rimodulazione delle detrazioni per i redditi medio-alti e il nuovo assetto dei bonus edilizi, il rapporto tra contribuente e Fisco si evolve, rendendo sempre più cruciale la consulenza strategica del professionista.
La stagione della dichiarazione dei redditi 2026 (relativa al periodo d’imposta 2025) si apre ufficialmente il 30 aprile, data in cui l’Agenzia delle Entrate renderà disponibili i modelli precompilati per milioni di cittadini, dai lavoratori dipendenti ai pensionati, fino ad una platea sempre più ampia di titolari di partita IVA.
Il calendario fiscale 2026
Il cronoprogramma della precompilata segue una scansione precisa. Dopo la pubblicazione del 30 aprile, che permette la sola consultazione dei dati caricati dal sistema (spese mediche, interessi passivi, premi assicurativi, contributi previdenziali), il portale consentirà l’invio effettivo, con o senza modifiche, a partire dal 14 maggio.
Per chi utilizza il Modello 730, la scadenza ultima per l’invio è fissata al 30 settembre 2026. Chi invece deve presentare il Modello Redditi Persone Fisiche avrà tempo fino al 2 novembre (essendo il 31 ottobre festivo). Resta fondamentale ricordare che l’invio precoce accelera i tempi di rimborso per chi risulta a credito, ma una correzione successiva – possibile tramite l’annullamento dell’invio entro il 22 giugno – richiede estrema attenzione per non perdere i benefici legati alla “dichiarazione blindata”.
La “Modalità Semplificata” si estende
Una delle novità più rilevanti è il consolidamento della modalità semplificata guidata. Non più una griglia rigida di righi e colonne (i classici quadri E, RP, ecc.), ma un percorso a domande che permette di confermare o integrare le informazioni attraverso un linguaggio più colloquiale. Tuttavia, questa “semplicità” grafica non deve trarre in inganno: il contribuente rimane l’unico responsabile della veridicità dei dati inseriti. Sebbene l’Agenzia delle Entrate precarichi una mole imponente di oneri detraibili, l’incompletezza di alcune banche dati (spesso relativa a ristrutturazioni o oneri comunicati in ritardo dai terzi) rende indispensabile un check preventivo con la documentazione cartacea.
Riforma IRPEF e Tetto alle Detrazioni
Il 2026 consolida la struttura dell’IRPEF a tre scaglioni (23%, 35%, 43%), ma introduce un meccanismo di “calmiere” per i redditi più elevati. Per i soggetti con un reddito complessivo superiore a 75.000 euro, scatta infatti una rimodulazione delle detrazioni fiscali. Il diritto agli sgravi del 19% su molte spese (escluse quelle sanitarie e i mutui agrari) viene ridotto progressivamente al crescere del reddito e in base alla composizione del nucleo familiare. È un passaggio tecnico delicato: senza un’attenta pianificazione fiscale, molti contribuenti potrebbero trovarsi con detrazioni drasticamente ridotte rispetto agli anni passati.
In parallelo, si segnala l’allineamento della “no tax area” a 8.500 euro sia per i dipendenti che per i pensionati, una misura che punta a tutelare i redditi più bassi ma che richiede verifiche puntuali in sede di conguaglio, specialmente per chi ha avuto più rapporti di lavoro nell’arco dell’anno.
Familiari a carico e bonus edilizi
Cambia radicalmente la gestione dei figli a carico. Con l’entrata a regime dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni in dichiarazione spettano ormai solo per i figli di età compresa tra i 21 e i 30 anni (salvo casi di disabilità). Per i residenti all’estero, inoltre, le regole si sono fatte più stringenti, limitando la possibilità di considerare a carico i familiari non residenti nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo.
Sul fronte casa, il 2026 è l’anno della transizione post-Superbonus. Le spese sostenute nel 2025 vedono aliquote ridotte (65% per il Superbonus residuo) e una spalmatura obbligatoria in dieci rate annuali. Questa “diluizione” del credito d’imposta è un’arma a doppio taglio: se da un lato riduce l’imposta dovuta per un decennio, dall’altro espone al rischio di “incapienza” fiscale, ovvero alla perdita della detrazione qualora l’imposta lorda annua non sia sufficientemente elevata.