La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26494 del 9 ottobre 2026, ha stabilito che il Fisco può legittimamente estendere le indagini bancarie ai conti correnti intestati al coniuge dell’imprenditore qualora vi siano elementi che ne presumano l’utilizzo per l’attività d’impresa.
I punti chiave della pronuncia evidenziano che:
-
la sola intestazione formale del conto a un familiare non impedisce l’accertamento fiscale. Elementi come la presenza di una delega a operare, la frequenza dei versamenti, la limitata capacità reddituale del coniuge e l’effettivo impiego delle somme per esigenze aziendali devono essere esaminati nel loro insieme, e non in modo isolato, per verificare la riconducibilità delle operazioni all’impresa.
-
l’adozione del regime di contabilità semplificata non attenua l’onere probatorio previsto dall’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973. Il contribuente deve fornire una giustificazione analitica e specifica per ciascuna movimentazione contestata, non essendo sufficiente un richiamo generico alla documentazione contabile complessiva.
-
l’incasso diretto di assegni allo sportello, senza passaggio sul conto corrente, equivale a un versamento bancario ed è soggetto alle medesime presunzioni legali. Ai fini sanzionatori, inoltre, è sufficiente la colpa del contribuente, senza che sia necessario dimostrare un intento fraudolento.